Le parole per
dirlo
Breve raccolta di termini di uso psicologico e
del loro significato
(fonte: http://www.psiconline.it)
Continuamente, in campo specialistico, viene
usato un linguaggio da "addetti ai lavori" che assume
e mantiene uno specifico significato per chi opera nel medesimo
campo ma può risultare incomprensibile, o addirittura
fuorviante, per chi invece vive ed opera in un campo diverso
o non specifico.
Spesso i termini risultano sovrapporsi nel loro manifestarsi
esteriore ma assumono un significato diverso che può portare,
e spesso porta, ad equivoci ed incomprensioni fra persone che
magari tendono allo stesso obiettivo finale, come accade fra
psicologo, psicoterapeuta e paziente.
Per facilitare la comprensione del linguaggio usato dagli "specialisti" psicologi
e dai loro affini (psichiatri, neurologi, etc.) Psiconline.it
ha pensato di realizzare questo breve glossario dei termini
di uso più frequente così che chiunque possa
consultarlo e "capire" di cosa stiamo parlando.
Naturalmente il campo è vastissimo e perciò introdurremo
inizialmente i termini di uso più comune per poi passare
a quelli più specifici e specialistici. Quindi questa
sezione del sito di Psiconline.it sarà in continuo divenire
e chiediamo aiuto a tutti i nostri amici per conoscere i loro
bisogni ed, eventualmente, accontentarli.
Contemporaneamente chiediamo aiuto ai nostri Colleghi perchè vogliano
contribuire con loro materiale allo sviluppo de "Le parole
per dirlo..."
Attacchi di panico
Improvvisa comparsa di stati d'ansia incontrollabile, che può raggiungere
intensità notevole, accompagnati da vissuti emotivi
a connotazione angosciosa e sensazione di impotenza e di perdita
delle proprie capacità di reazione. Gli adp insorgono
solitamente in ambienti e situazioni con specifica valenza
emotiva per il soggetto o con un certo potenziale stressogeno
(p.es. luoghi affollati, traffico, etc.).
Dissociazione
processo per cui determinati pensieri, atteggiamenti o altre
attività psicologiche perdono la loro normale relazione
con altre attività o con la restante personalità,
si scindono e funzionano in modo più o meno autonomo.
In tal modo pensieri, sentimenti ed atteggiamenti incompatibili
dal punto di vista della coscienza possono convivere senza
che si produca un conflitto tra di essi. Uno stato dissociativo
cronico è da considerarsi patologico: p.es. la dissociazione
sistematica tra affetto e pensiero, quale quella che si incontra
nei gravi disturbi schizofreniformi, è indice di una
alterata modalità di funzionamento psichico che si riflette
negativamente nel rapporto con sè stessi e con gli altri.
Depersonalizzazione
Stato di alterazione della percezione di sè stessi e
del riconoscimento della propria identità; sensazione
di estraneità a sè stessi nell'ambito di un vissuto
a connotazione angosciante che può presentare, nei casi
più severi, correlate sensazioni di dispercezione corporea
ed alterata percezione del tempo e/o dello spazio.
Disturbo bipolare
Un tipo di disturbo psichico ad andamento fasico con manifestazioni
di natura alterna maniacale e depressiva (anche "psicosi
maniaco-depressiva).
Psicastenia
Disturbo della sfera nevrotica letteralmente traducibile come "mancanza
di energia psichica"; caratterizzato da un abbassamento
complessivo delle funzioni mentali di origine non organica
ma collegato a problematiche di natura essenzialmente psicoaffettiva
ed accompagnato da atteggiamenti di eccessiva dubbiosità ed
indecisione.
Rimozione
Termine utilizzato in ambito psicoanalitico che individua uno
dei meccanismi di difesa intrapsichici diretti solitamente
al controllo della propria vita affettiva nel rapporto con
le esigenze della realtà esterna. Il concetto classico
di rimozione implica una visione dinamica della struttura
di personalità di tipo conflittuale, e presuppone
una istanza rimovente ed un contenuto rimosso sulla base
di determinati valori, convinzioni, credenze del soggetto,
collegati comunque all'aspetto pulsionale (p. es.; la difesa
dell'Io da pulsioni "disturbanti" per l'assetto
di personalità che vengono respinte e fissate nella
sfera inconscia).
Meccanismo di difesa
Procedimento psicologico di natura solitamente inconscia cui
l'individuo ricorre per proteggersi da ansia, angoscia, conflitti
emotivi, stress psicofisici e fattori ambientali. I m.d.d.
sono molteplici (p.es.:rimozione, soppressione, negazione,
proiezione, scissione, etc..) ma ognuno di essi -se utilizzato
troppo frequentemente ed in modo rigido- risulta disadattativo,
poichè viene impedito un più adeguato contatto
con la realtà. Alcuni m.d.d. (negazione, proiezione,scissione..)
sono costantemente presenti in maniera massiccia nelle psicopatologie
di entità più grave (disturbi paranoidei, forme
schizofreniche, psicosi di vario tipo).
Fobia
Timore abnorme di natura solitamente irrazionale nei confronti
di uno specifico oggetto, situazione o attività che
spinge il soggetto ad evitarli in maniera drastica; qualora
l'evitamento non riuscisse si produrrebbe uno stato ansioso
intenso o un disturbo panico. Alcune forme comuni sono la claustrofobia,
l'agorafobia, la zoofobia, etc..
Sintomo di conversione
Perdita o alterazione non simulata della motricità volontaria
e del sistema sensoriale, la cui genesi risiede in motivazioni
psicologiche ed in problematiche di natura affettiva; trasformazione
di un conflitto psichico in sintomo fisico che interessa il
sistema motorio e sensoriale.
Inibizione sociale
Indica la mancanza o la debole presenza di determinati tipi
di comportamento rispetto ai propri simili, in genere aggressivi.
Introspezione
(Anche autosservazione, osservazione dell’esperienza).
Un metodo di osservazione in cui l’osservatore volge
coscientemente l’attenzione ai propri processi psichici.
Introverso
Natura lenta, riflessiva, ritirata, che evita gli oggetti,
si pone facilmente sulla difensiva, guarda con sospetto.
Proiezione
E’ un meccanismo interno di difesa. Questa (falsa) percezione
aiuta in genere a diminuire l’angoscia per le notevoli
possibilità di soddisfazione del motivo non più appagabile
o vietato, oppure a conseguire una rinunzia alla soddisfazione
di questo motivo proprio in modo più efficace di quanto
non sarebbe possibile senza proiezione.
Psicofarmaci
Sostanze chimiche di diverse specie, naturali o sintetiche,
che nei loro effetti principali sono psicotrope, cioè agiscono
sul SNC, producendo mutamenti del comportamnto e delle esperienze
interiori, attualmente in prevalenza reversibili. Neurofisiologicamente
essi agiscono in gran parte selettivamente nelle diverse zone
del Sistema Nervoso Centrale ( p.es. sistema limbico, sistema
reticolare, talamo, corteccia cerebrale;) e interagiscono con
diverse sostanze neuroumorali. Psicologicamente ne sono interessati
soprattutto gli aspetti motivazionali ed emozionali dell’apprendimento
e della memoria, nonchè quelli integrativi del comportamento.
Gli psicofarmaci vengono suddivisi grosso modo,in base a criteri
psicologici e clinico-terapeutici, in :
ipnotici, stimolanti, neurolettici, antidepressivi, tranquillanti
e psicotomimetici.
Socievolezza
Anche istinto gregario. E’ il desiderio di rimanere in
rapporti amichevoli con gli altri, o di partecipare con essi
ad attività comuni.
Aggressività
Comportamento volutamente ostile con l'intenzione di danneggiare,
offendere o sminuire altri (in casi particolari sè stessi)
in modo tale da raggiungere obiettivi egoistici sopravvalutati.
L'interpretazione delle cause varia in base alla teoria adottata.
Esse possono essere:
Endogene: si assume l'esistenza di una pulsione evolutiva aggressiva;
Condizionali: apprendimento dal successo di comportamento aggressivi;
Differenziali: supporto di determinate caratteristiche, ad
esempio affettività o autoaffermazione o attribuzione
di colpe ad altri;
Psicoanalitiche: ad esempio: aggressione come conseguenza della
frustrazione;
Socioteoritiche: come esercizio strumentale del potere;
Cognitive: come stato di crisi in situazioni decisionali ambivalenti;
Motivazionali: come combinazione emozionale insieme a ira,
ansia, rabbia, etc., oppure aggressione su comando;
Teoria dell'azione: in seguito all'intensificazione di interazioni.
Per eliminare o ridurre l'aggressione vengono proposti metodi
sia di smantellamento (ad esempio, condizionamento avversativo
di segnali di aggressione) che si ricostruzione (ad esempio:
distensione. controllo dell'ira).
Angoscia
Sensazione di eccitazione che opprime e fa rabbrividire, dal
senso passeggero di oppressione a forme di apprensione, sgomento,
senso di paralisi, fino alla disperazione cronica ed al panico.
Da un punto di vista psicologico si distingue l'angoscia come
stato (State anxiety, tensione legata ad una forte minaccia)
e come proprietà (Trait anxiety, disposizione all'angoscia
indipendentemente dalla presenza di minacce).
Le teorie sull'angoscia sono state sviluppate soprattutto dalla
psicoanalisi, dalla teoria dell'apprendimento e dalla psicologia
cognitivista.
In psicoanalisi (Freud), l'Io è considerato un "luogo
d'angoscia" al quale, attraverso segnali d'angoscia provenienti
dall'esterno ("angoscia reale"), affluiscono sensazioni
d'angoscia, le pulsioni dell'Es ("angoscia nevrotica")
e le minacce del Super-Io ("angoscia della coscienza").
Con la rimozione di avvenimenti traumatici i segnali d'angoscia
possono ampliarsi in una angoscia liberamente fluttuante.
Le teorie dell'apprendimento sull'angoscia si basano sia sui
rapporti con un sistema nervoso debole (I.P.Pavlov) che sui
legami tra riflesso condizionato e costellazioni ansiogene,
fattori che in seguito possono accrescere quantitativamente
le reazioni d'angoscia.
Nella teoria cognitivista dell'angoscia si evidenziano in particolare
lòe conseguenze emozionali dell'elaborazione individuale
delle informazioni in rapporto alla percezione dell'angoscia.
Questi meccanismi cognitivi si possono interpretare come una
caduta del controllo interno (J.B.Rotter), come incapacità appresa
(E.P.Seligman), o come conseguenza di perdite di controllo
dovute a estraneità, ostacoli del movimento, incertezza,
perdita del senso di protezione, abbandono, anticipazioni di
pericoli, incertezza del futuro, disperazione, etc.
Oltre agli stati cronici d'angoscia esiste anche una mancanza
patologica d'angoscia, che fa ignorare i momenti di pericolo,
ad esempio a causa di aggressività latente. Esiste inoltre
il desiderio di angoscia come "giocare col fuoco",
in cui il rischio può avere un effetto vitalizzante.
L'eliminazione dell'angoscia patologica è un obiettivo
di tutti gli importanti orientamenti psicoterapeutici. Si tenta
inoltre di ottenere una autoregolazione dell'angoscia fondata
soprattutto sull'abitudine ai segnali d'angoscia.
Disturbi di personalità
Forme di disadattamento della condotta profondamente radicate
generalmente riconoscibili sin dall'adolescenza o anche prima,
e che persistono per la maggior parte della vita adulta, sebbene
diventino spesso meno evidenti nell'età media o avanzata.
La personalità è anormale sia nell'equilibrio
o nella qualità ed espressione delle sue componenti
sia nelle sue caratteristiche globali.
A causa di questa deviazione o psicopatia la persona soffre
e vi sono effetti sfavorevoli per l'individuo o per la società.
Comprende quella che spesso è chiamata personalità psicopatica,
ma se questa è determinata primariamente da una alterazione
cerebrale, dovrebbe essere classificata come sindrome cerebrale
organica non psicotica. Quando si presenta una anomalia della
personalità direttamente correlata ad una nevrosi o
ad una psicosi, per esempio personalità schizoide e
schizofrenia o personalità anancastica e nevrosi ossessivo-compulsiva,
dovrebbe essere diagnosticata anche la nevrosi o la psicosi
correlata che appare in evidenza.
Nevrosi
Disturbo psichico di media gravità. E' in relazione
con il disturbo comportamentale, di entità più lieve,
con la psicosi (più grave) ed è distinta dalle
sindromi borderline poste fra nevrosi e psicosi.
Il concetto venne introdotto alla fine del 1700 per indicare
disturbi per i quali era impossibile indicare cause organiche
e nel corso del tempo subì diverse trasformazioni.
S. Freud, sulla cui teoria delle nevrosi si basa ancora oggi
la scuola psicoanalitica, distinse quattro tipi di nevrosi:
le nevrosi d'angoscia, le fobie, le nevrosi ossessive e l'isteria.
Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichici
(DSM IV), largamente usato, sono elencate isteria, fobie, disturbi
anancastici, nevrastenici e ipocondriaci, depressioni distimiche,
sindromi d'angoscia generalizzate, disturbi dissociativi e
sindromi dolorose psicogeniche.
Il disturbo nevrotico è un disturbo mentale senza base
organica dimostrabile, nel quale il paziente pùo avere
una considerevole introspezione e ha un contatto con la realtà non
alterato, in quanto in genere non confonde le proprie esperienze
e fantasie patologiche soggettive con la realtà esterna.
Il comportamento può essere notevolmente alterato, per
quanto in genere rimanga entro limiti sociali accettabili.
La personalità non è disorganizzata. Le principali
manifestazioni comprendono eccessiva ansia, sintomi isterici,
fobie, sintomi ossessivi e compulsivi e depressione.
Nonostante la definizione di nevrosi sia vaga e la sua spiegazione
sia tanto complessa, questo concetto comprende un gruppo osservabile
di stati psichici dolorosi che non vengono coperti da altre
definizioni.
Paranoide
Termine descrittivo che indica o idee dominanti patologiche
o idee deliranti di autoriferimento che riguardano uno o più temi
diversi, sopratutto persecuzione, amore, odio, invidia, gelosia,
onore, litigio, grandezza e soprannaturale.
Può essere associato con una psicosi organica; una reazione
tossica; una condizione schizofrenica; una sindrome indipendente;
una reazione ad uno stress emotivo o a un disturbo della personalità .
Psicosi
Termine usato per un gruppo eterogeneo di condizioni che hanno
in comune una grave alterazione delle funzioni mentali (escluso
il ritardo mentale) associata ad un disturbo del contatto
psicologico con la realtà ed in genere a comportamento
sociale aberrante.
I disturbi della coscienza, della memoria, dell'umore, della
percezione, del pensiero o del comportamento psicomotorio sono
manifestazioni cliniche preminenti che dipendono dalla natura
della psicosi e l'introspezione è spesso notevolmente
carente.
La forma aggettivale "psicotico" è spesso
usata in senso puramente descrittivo per indicare la presenza
di certi sintomi come idee paranoidi, allucinazioni e disturbi
del pensiero.
Da un punto di vista etiologico le psicosi sono generalmente
suddivise in forme con malattia fisica evidente che interessa
le funzioni cerebrali (psicosi organiche) e forme con patologia
strutturale o metabolica indeterminata (psicosi funzionali
o endogene).
Stress
Un termine introdotto nella fisiologia umana da Cannon all'inizio
degli anni 20 per indicare tutti gli stimoli fisici, chimici,
emozionali che superano una certa soglia critica e interrompono
un equilibrio interno dell'organismo.
Nella "sindrome generale di adattamento" descritta
da Selye (1950) il termine ha modificato il suo significato
ed è diventato un denominatore comune per le risposte
non specifiche dell'organismo a tali stimoli.
Nell'uso corrente viene utilizzato in modo intercambiabile
per descrivere vari stimoli avversi di intensità eccessiva;
le risposte fisiologiche, comportamentali e soggettive ad essi;
il contesto che media l'incontro tra l'individuo e gli stimoli
stressanti; o tutti questi concetti insieme.
Il termine è chiaramente abusato e dovrebbe essere utilizzato
più cautamente.
Distimia
Stato depressivo dell'umore associato a sintomi spesso neurastenici,
ipocondriaci.
Originariamente il termine si riferiva ad una condizione protratta
di malinconia. Più recentemente è stato utilizzato
per indicare quelle forme di nevrosi che sono contemporaneamente
caratterizzate da una accresciuta forma di introversione (depressioni
reattive, fobie, nevrosi ossessive).
Ipocondria
Distrubo nevrotico in cui la caratteristica principale è l'eccessiva
preoccupazione per la propria salute in generale o per l'integrità e
la funzionalità di qualche parte del proprio corpo,
meno frequentemente, per la propria mente.
Isteria
Malattia mentale nella quale si manifesta sia un restringimento
del campo di coscienza sia un disturbo delle funzioni motorie
e sensoriali e che sembrano poter comportare un vantaggio psicologico
o un valore simbolico.
L'isteria tende ad essere caratterizzata da fenomeni di conversione
e la sintomatologia tende spesso a caratterizzarsi come risposta
all'ambiente o a reazioni emozionali opprimenti ed apparentemente
inaffrontabili dal soggetto.
Il confine con la simulazione è spesso molto labile.
Conversione
Si indica con tale termine la trasformazione di un conflitto
psichico in sintomo fisico delegato a rappresentare un conflitto
simbolico intrapsichico o l'appagamento di un desiderio.
Narcisismo
Con questo termine si indica la tendenza ad ammirare le proprie
azioni ed i propri attributi corporei.
Il narcisismo non viene considerata una forma di perversione,
in quanto non si riferisce ad una soddisfazione sessuale ma
può, anche in un normale sviluppo, far di se stesso
l'oggetto d'amore.
Perversione
Con tale termine viene indicato un comportamento sessuale aberrante
ed illeggittimo. Fra le perversioni si annoverano la bestialità,
l'esibizionismo, il feticismo, il sadismo, il masochismo mentre
ne sono esclusi la violenza carnale, l'incesto e la promiscuità.
La teoria psicoanalitica ritiene che la perversione sia presente
nel bambino ("perverso polimorfo") come una una normale
tappa dello sviluppo sessuale mentre la presenza di tali patologie
nell'adulto indica un'arresto dello sviluppo della personalità e
della sessualità e la sua fissazione ad uno stadio pregenitale.
Le perversioni sono, in ogni caso, un costante fattore di disturbo
della normale energia sessuale (libido).
Libido
Secondo la teoria psicoanalitica la libido è l'energia
sessuale dalla quale l'uomo viene attivato a trarre piacere
dalle zone erogene del corpo.
In psichiatria la libido viene intesa, invece, in senso più generale
ed identifica la totalità ed il grado dell'interesse
amoroso o genitale dell'individuo.
Complesso di inferiorità
L'espressione "complesso di inferiorità" evidenzia
le debolezze presenti in ogni individuo, siano esse reali o
immaginarie, fisiche, psichiche o sociali, e mette inoltre
in rilievo la forte tendenza alla ricerca della perfezione
e della totalità.
Deprivazione
In psicologia clinica questa definizione indica una delle cause
principali dei disturbi psichici. Si suppone che esista un
meccanismo per cui una carenza di cure o di stimoli da parte
dell'ambiente condurrebbero a uno sviluppo psichico insufficiente,
che non può venire recuperato o riequilibrato in seguito.
Vi si contrappongono esperienze di autostimolazione che non
permettono uno stato psichico carente. Perciò attualmente
il concetto teorico di deprivazione è ancora poco chiaro.
Non tutte le forme di ritiro dalla vita sociale portano all'insorgenza
di disturbi psichici.
Una serie di situazioni di deprivazione sono considerate particolarmente
pericolose: mancanza della madre, isolamento, ospedalizzazione,
perdita del partner, disoccupazione, autoalienazione, frustrazione
di bisogni centrali, perdita del retroterra culturale, retrocessione
di status, danni alla socializzazione, isolamento nella vecchiaia.
LA Demenza
La demenza è la perdita delle funzioni intellettive
(il pensare, il ricordare, il ragionare) di severità tale
da interferire con gli atti quotidiani della vita di
un individuo. Non è una malattia, ma piuttosto
un insieme di sintomi che possono accompagnare alcune
malattie o condizioni fisiche. La causa e il grado di
progressione delle demenze possono variare. Alcune delle
malattie più note che provocano la demenza sono:
la malattia di Alzheimer, la demenza multi-infartuale,
la malattia di Huntington, la malattia di Pick, di Creutzfeldt-Jakob
e il Parkinson. Altre condizioni che possono causare
o imitare la demenza sono la depressione, tumori cerebrali,
deficienze nutrizionali, traumi cranici, idrocefalo,
infezioni (AIDS, meningite, sifilide), reazioni ai farmaci
e problemi tiroidei.
E' indispensabile che tutte le persone con deficit mnemonico
o confusione siano sottoposte ad accurato accertamento
diagnostico.
Questo comprende la visita di un medico esperto nella
diagnosi delle demenze ed esami di laboratorio dettagliati.
L'esame deve includere una valutazione di tutti i farmaci
assunti. Questo procedimento permetterà di trattare
il paziente per malattie curabili, aiuterà il
paziente e la sua famiglia a programmare l'assistenza
futura e fornirà importanti informazioni mediche
per le generazioni future.
Demenza multi-infartuale
La demenza multi-infartuale (MID), o demenza vascolare, è un
deterioramento delle capacità mentali causato
da ictus multipli (infarti) al cervello. L'inizio della
MID può essere relativamente improvviso poiché,
possono verificarsi molti infarti prima che appaiano
dei sintomi. Questi infarti possono danneggiare aree
del cervello responsabili di una funzione specifica oppure
produrre dei sintomi generalizzati di demenza. Come risultato
di ciò, la MID può apparire simile alla
malattia di Alzheimer. La demenza multi-infartuale è irreversibile
ed incurabile, ma il riconoscimento di una condizione
causale (ipertensione) porta spesso al trattamento specifico
che può modificare la progressione di questa malattia.
La demenza multi-infartuale viene solitamente diagnosticata
per mezzo di esami neurologici e tecniche di esplorazione
cerebrale, come la TAC o la RMN, che permettono di individuare
gli ictus cerebrali.
Malattia di Parkinson
La malattia di Parkinson (PD) è un disordine progressivo
del sistema nervoso centrale. I malati di PD mancano
della sostanza dopamina che è importante per il
controllo dell'attività muscolare da parte del
sistema nervoso centrale. La malattia di Parkinson è spesso
caratterizzata da tremori, rigidità agli arti
ed alle articolazioni, difficoltà di parola e
ad iniziare i movimenti fisici. Nel corso della malattia,
alcuni pazienti sviluppano demenza e talvolta malattia
di Alzheimer. Viceversa, alcuni pazienti Alzheimer sviluppano
sintomi della malattia di Parkinson. Farmaci come la
levodopa, che si trasforma in dopamina una volta raggiunto
il cervello e il deprenyl, che previene la degenerazione
dei neuroni contenenti dopamina, vengono usati per migliorare
i sintomi di diminuito o ridotto movimento nei pazienti
PD, ma non correggono le alterazioni mentali.
Malattia di Huntington
La malattia di Hungtinton è una malattia degenerativa
cerebrale che colpisce la mente ed il corpo. La malattia
solitamente inizia nella mezza età ed è caratterizzata
da declino intellettivo e movimenti irregolari ed involontari
degli arti e dei muscoli facciali. Altri sintomi della
malattia di Hungtinton sono: cambiamento di personalità,
disturbi di memoria, linguaggio indistinto, deterioramento
della capacità di giudizio e problemi psichiatrici.
Il procedimento diagnostico della malattia di Hungtinton
comprende una valutazione dell'anamnesi familiare, riconoscimento
dei disordini tipici del movimento ed una TAC cerebrale.
Un marker genetico associato alla malattia di Hungtinton è stato
identificato sul cromosoma 4 e i ricercatori stanno lavorando
per localizzare il gene stesso. Sebbene non ci siano
trattamenti disponibili per arrestare la progressione
della malattia, i disordini del movimento ed i sintomi
psichiatrici possono essere controllati con farmaci.
Malattia di Creutzfeldt-Jacob
La malattia di Creutzfeldt-Jacob è un disordine
cerebrale raro e fatale causato da un agente infettivo
trasmissibile, probabilmente un virus. I primi sintomi
del CJD includono perdita di memoria, alterazioni del
comportamento e mancanza di coordinazione. Come la malattia
progredisce, di solito molto rapidamente, il deterioramento
mentale diventa pronunciato, appaiono movimenti involontari
(specialmente spasmi muscolari) e il paziente può diventare
cieco, sviluppare debolezza nelle braccia e nelle gambe
ed infine cadere in coma. La morte dei pazienti CJD è generalmente
causata da infezioni nel paziente incosciente, allettato.
Come per la malattia di Alzheimer, una diagnosi definitiva
di CJD può essere ottenuta solo con l'esame dei
tessuti cerebrali, solitamente in sede di autopsia.
Malattia di Pick
La malattia di Pick è anch'essa un disturbo cerebrale
che, come la malattia di Alzheimer, è solitamente
difficile da diagnosticare. Disturbi della personalità,
del comportamento e dell' orientamento possono procedere
inizialmente più severi della perdita di memoria.
Come per la malattia di Alzheimer, una diagnosi definitiva
si ottiene solitamente in sede di autopsia.
Idrocefalo normoteso
L'idrocefalo normoteso è un disordine non comune
determinato da un'ostruzione del normale flusso cerebrospinale.
Questo blocco causa un aumento in volume del liquido
cerebrospinale nel cervello. I sintomi dell'idrocefalo
normoteso includono demenza, incontinenza urinaria e
difficoltà nel camminare. Attualmente, i più utili
mezzi diagnostici sono le tecniche di neuroimmagine (RMN).
L'idrocefalo normoteso può essere causato da vari
fattori tra cui la meningite, l'encefalite e i traumi
cranici. Oltre a trattare l'evento causale, si può correggere
tale condizione con un intervento neurochirurgico (inserimento
di uno "shunt") che trasporta il liquido fuori
dal cervello.
Fonte: (www)
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