attacchi di panico


Attacchi di Panico
 
 
 
 
 
 
 

DAP

La parola panico deriva dal nome dell'antico Dio greco Pan.
È il sentimento che ispirava il Dio a dare il nome a questa condizione affettiva. Il panico è essenzialmente una delle forme dell'angoscia.
L'attacco di panico è un episodio affettivo che ha le seguenti caratteristiche:
- è un evento improvviso, di breve durata, con un acme ben definito e una cessazione entro un'ora.
- la persona può avere la sensazione di distruzione e di morte;
- si verifica anche un senso di soffocamento, vertigine, tremore e tachicardia.
- La persona può pensare di avere una qualche grave malattia cardiovascolare oppure può avere il pensiero "di stare per impazzire".

Esistono diverse forme dell'attacco di panico.
In una forma più lieve, è quella in cui non vi è ciclicità; si tratta di attacchi che si producono in seguito a eventi ben definiti che implicano un cambiamento affettivo profondo, come ad es., una trasformazione nella vita affettiva. In questi casi, l'attacco ha le caratteristiche generali descritte all'inzio di questa pagina, ma mantiene un nesso causale ben preciso.
Esiste poi il panico determinato da certe situazioni o attività. Appartengono a questo ambito, le fobie, cioè le forme angosciose che sono connesse a certe attività come il camminare in strada (agorafobia) o lo stare dentro luoghi angusti.
L'attacco di panico inoltre produce nella persona l'aspettativa ansiosa del verificarsi di un nuovo attacco, una irritabilità diffusa, una ipersensibilità agli stimoli corporei e una preoccupazione generalizzata per la propria salute. Nelle persone in cui l'attacco si presente in modo molto intenso e frequentemente, si produce uno stato di tensione generale e di grande ipercontrollo del proprio stato corporeo, con la tendenza a valutare catastroficamente la propria condizione.
Le persone che soffrono di depressione possono facilmente soffrire anche di attacchi di panico. Probabilmente in questi casi, è la stessa disposizione rispetto alla propria vita che genera l'una e l'altra condizione. Questo nesso è particolarmente importante, poiché nella vita della persona depressa, quando cioè la depressione è uno stato costante, l'attacco di panico può presentarsi, paradossalmente, come l'unica vera forma di emotività intensa, entro un quadro di vita caratterizzato dall'ipercontrollo sulle proprie emozioni.


L´attacco di panico è un episodio di angoscia e l´angoscia è una forma di sofferenza a tutti nota. Ciò che fa la differenza tra l´attacco di panico e l´angoscia non è il contenuto emotivo in sé stesso, perché si tratta sempre di angoscia; quello che cambia è che nell´attacco di panico l´angoscia diventa una condizione perdurante.
L´attacco di panico è un episodio di angoscia che si verifica nella vita quotidiana e che è ripetuto.
La caratteristica estemporanea e la durata nel tempo, che tutti i manuali di ogni forma includono nelle definizioni delle patologie della psiche, non sono fattori secondari.
L´attacco di panico si verifica infatti senza una qualsiasi ragione; "viene giù dal cielo" si potrebbe quasi dire. Avviene e accade nel modo più inaspettato, e incomprensibile. Inoltre l´attacco di panico si verifica ripetutamente; la situazione può essere la stessa o variare, essere ritenuta essenziale o secondaria, ma l´attacco di panico si ripete. Questa ripetizione ha fatto pensare, secondo alcuni scienziati, ad una causa organica, cioè ad una ciclicità legata alle strutture del cervello.
Ma anche sull´attacco di panico è possibile esercitare una riflessione che ci permette di comprenderne la ragione e l´essenza, non diversamente dalla più comune angoscia. Quando proviamo l´angoscia in una circostanza transitoria o in relazione ad una funzione psicologica normale, come nel sogno o in concomitanza di una difficoltà effettiva nella vita di tutti, siamo di fronte ad una minaccia reale; l´angoscia è allora in questo caso l´effetto di una minaccia che è delimitata nel tempo anche se forse ne esageriamo l´importanza. Nel caso dell´angoscia che si prova nel cosiddetto attacco di panico, l´angoscia è determinata da qualcosa che ci è interno; la causa della minaccia(immaginaria) è situata al nostro interno, nella parte più profonda della nostra psiche.
L'attacco di panico è costituito da episodi ripetuti di angoscia; questa ripetizione si verifica perchè noi siamo sempre noi e se non affrontiamo i nostri problemi di ieri, oggi li abbiamo ancora qui e con essi l´angoscia che ne segue.


L´angoscia che si manifesta nell´attacco di panico non sorge per caso. L´angoscia è una risposta emotiva di fronte a ciò che facciamo o viviamo, quando c´è qualcosa di noi stessi di cui non siamo pienamente consapevoli e con cui siamo in conflitto. In altre parole l´angoscia è l´emozione che nasce in noi quando una situazione, una persona, una cosa o una esperienza assumono per noi significati profondi che producono un conflitto con altre parti della nostra personalità. L´angoscia è dunque un segnale; è il segnale del fatto che stiamo affrontando una certa situazione difficile (dal punto di vista emotivo).

Esempio. Una giovane donna ha attacchi di panico sull´Autostrada che la porta in una "grande città" in cui vive e lavora durante la settimana. Per questa donna la grande città, con il lavoro che svolge, è in antitesi con la vita famigliare, identificata con la vita di provincia.
In questa donna c´è un contrasto tra il modo in cui vive la città di provincia in cui risiede e la "grande città" in cui vive durante la settimana. In questo caso il problema da capire è il conflitto tra le emozioni che suscita la "grande città",e la città di provincia. Per la sua immaginazione e sensibilità, queste due città sono come due mondi, due continenti, due pianeti, in cui le può provare diverse emozioni.

L´angoscia è dunque il risultato di un NO portato sulle nostre emozioni quando le stiamo vivendo. L´angoscia è dunque un segnale; è il segnale del fatto che stiamo affrontando una certa situazione conflittuale qui ed ora.
L´attacco di panico è una forma di angoscia direttamente collegata ad una situazione di vita ben precisa e ad una circostanza di fatto ben definita; possiamo provare angoscia sull´autostrada (come nell´esempio sopra riportato) e poi questa angoscia svanisce quando siamo fuori dall´autostrada. Questa caratteristica dell´attacco a certe situazioni o operazioni, è la conseguenza del fatto che l´angoscia è il risultato di un conflitto con le nostre emozioni attuali, le emozioni cioè prodotte dalla situazione effettiva in cui siamo.
Questa forma di attacco di panico potrebbe essere definita: "angoscia del navigatore". Mi riferisco al fatto che in questi casi, l´angoscia sorge di fronte a qualcosa di incognito e di emozionante. E´ la stessa angoscia provata, verosimilmente, dai grandi scopritori come Cristoforo Colombo, Vasco de Gama, e gli altri grandi scopritori del 1400-1500. In questo caso l´angoscia sorge di fonte al nuovo. Questa è una forma delle molteplici che può assumere l´attacco di panico.

Fonte:(Dott. Luigi Colombo e Dott.ssa Silvia Cavalli)

Vulnerabilità agli attacchi di panico: possibile causa biologica.
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Nello scatenamento degli attacchi di panico, problema che affligge il 2% della popolazione mondiale, sarebbe implicata un’anomalia genetica. Come responsabile di questa vulnerabilità è stata individuata una piccola regione del cromosoma 15, che appare raddoppiata nei pazienti colpiti da questo disturbo d’ansia. A portare argomenti interessanti per l’origine genetica degli attacchi di panico ha contribuito uno studio ipotizzato e condotto dai ricercatori dell’Istituto di biologia medica e molecolare di Barcellona che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista New Scientist.

Studiando di generazione in generazione alcune famiglie, i cui componenti erano colpiti da attacchi di panico, agorafobia, e altre fobie sociali, Xivier Estivitt e la sua èquipe di studiosi hanno scoperto che nove su dieci pazienti affetti da questi disturbi erano portatori della duplicazione di una piccola regione del cromosoma 15, denominata "Dup 25" .

Da questa zona cromosomica che contiene più di sessanta geni, di cui finora ventitré sono stati identificati, vengono codificate le proteine deputate al controllo della comunicazione fra neuroni. Una concentrazione elevata di queste proteine o forse anche di una sola di esse nel cervello potrebbe rendere il paziente eccessivamente sensibile a situazioni stressanti, così da esporlo alla vulnerabilità per i disturbi d’ansia.
Al fine di verificare se le duplicazioni della zona individuata fosse una caratteristica specifica delle famiglie di pazienti in osservazione, l’equipe di studiosi spagnola ha analizzato 70 persone affette da attacchi di panico: il 97% presentano questa anomalia contro il 7% della popolazione di controllo. Per completare questa brillante ricerca rimane da identificare con esattezza quale gene della "Dup25" sia legato ai disturbi d’ansia e alle loro complicazioni paniche, perché, se individuato, si potranno allora trovare farmaci capaci di sopprimere il gene implicato o la proteina da esso codificata aiutando così i pazienti a dominare le loro paure con terapia eziologicamente mirata.

Attacchi di panico in aereo e metropolitana?
E' colpa dell'aria cattiva


La ricerca svela un meccanismo biochimico legato alla eccessiva concentrazione di anidride carbonica che farebbe scattare un allarme per la sopravvivenza


Difficoltà a respirare, palpitazione, paura di sentirsi male o morire: sono i tipici segnali dell'attacco di panico che si scatena soprattutto sugli aerei, nelle metropolitane o nelle discoteche. Ma la colpa, secondo uno studio italiano, non può essere attribuita solo a ragioni psicologiche, ma anche a cause organiche. Ed in particolare sarebbe proprio l'anidride carbonica, eccessivamente concentrata nei luoghi chiusi, a mettere in atto nell'organismo un meccanismo biochimico che fa scattare l'allarme per la sopravvivenza.

La teoria è contenuta in un volume 'Siamo ciò che respiriamo, attacchi di panico: un'ipotesi ambientale' del neurologo Rosario Sorrentino, membro dell'Accademia americana di neurologia, scritto in collaborazione con Sabino Roccotelli. Il disturbo è in netta crescita e nel nostro paese e, secondo alcune stime, colpisce circa 2 milioni di individui. Nei luoghi chiusi e molto frequentati come gli aerei, le discoteche, le metropolitane e i ristoranti, le crisi scattano con più facilità. E' proprio in questi luoghi che la concentrazione di anidride carbonica arriva a superare le 9 mila parti per milione, un valore altissimo rispetto al limite fissato di mille parti per milione che viene indicato come soglia massima per una buona respirazione. Questa concentrazione di anidride carbonica provoca la stimolazione dei recettori cerebrali che portano, appunto, agli attacchi di panico. Questi ultimi colpiscono in Italia circa il 2,5% della popolazione. Spesso le prime avvisaglie compaiono già nell'infanzia ma la prevalenza è più elevata fra le donne (quasi il triplo rispetto agli uomini) mentre la fascia di età più colpita è tra i 15 e i 35 anni. Tra i professionisti, i più a rischio sono i manager, i giornalisti, gli scrittori e gli attori.

'Potrebbe trattarsi di persone con un'ipersensibilità all'anidride carbonica - ha spiegato Sorrentino - e individuarle non è difficile: esiste un test di scatenamento messo appunto negli anni '80, che utilizza una miscela di ossigeno al 95% e di CO2 al 5% che viene fatta respirare per circa 20 minuti nelle persone sensibili all'anidride carbonica, e si scatenano crisi di panico simili a quelle spontanee'.

Strategie per gestire l'Attacco di Panico


1. Ricorda che malgrado i tuoi sentimenti ed i sintomi siano molto spaventosi, essi non sono pericolosi né dannosi.(durata max 15/20')

2. Capisci che ciò che stai vivendo non è altro che una esagerazione delle normali reazioni del tuo corpo allo stress.

3. Non combattere i tuoi sentimenti, e non cercare di mandarli via. Più cercherai di affrontarli, meno diventeranno intensi.

4. Non aggiungere ansia al tuo panico pensando a cosa "potrebbe" accadere. Se ti accorgi che ti stai chiedendo "e se…?", risponditi "così !".

5. Rimani nel presente. Concentrati su ciò che sta realmente accadendo, e contrapponilo a quello che pensi "potrebbe" accadere.

6. Dai un punteggio ai livelli della tua paura da 0 a 10, ed osservala salire e scendere. Concentrati su fatto che essa non si attesta mai su livelli molto elevati per più di pochi secondi.

7. Quando ti accorgi che stai pensando alla paura, cambia il tuo pensiero "e se …??". Concentrati su un compito semplice e portalo avanti, come ad esempio contare all'indietro da 100 a 0, procedendo a 3 a 3 , o gioca con un elastico intorno al tuo polso.

8. Nota che quando smetti di aggiungere pensieri paurosi alla tua paura, essa inizia a diminuire.

9. Quando la paura sopraggiunge, aspettala ed accettala. Aspetta e dalle il tempo di passare senza sfuggirle.

10. Sii orgoglioso di te stesso per i tuoi progressi, e pensa a quanto ti sentirai bene quando questo momento sarà passato.

Un articolo interessante

DAP e farmaci / Terapia Cognitivo-comportamentale

[Tratto da: "Drug-Free Therapy Gives Patients Reprieve from Panic Disorder" -
AScribe Newswire - Jan.2002]

Un equipe di ricerca dell'Università dell'Ohio State (Usa) ha focalizzato l'attenzione sull'efficacia dell'approccio misto psicoterapeutico e farmacologico per il trattamento degli attacchi di panico.

In particolare, dallo studio è emerso che quattro pazienti su cinque sofferenti di dap riuscirebbero a mantenersi in una condizione pressochè libera dai sintomi più gravi per un periodo di circa sei mesi dopo aver interrotto il trattamento farmacologico, se nel contempo hanno fatto ricorso ad una psicoterapia, che gli autori dello studio in questione indicano di tipo cognitivo-comportamentale, che possa supportarli attraverso strategie di evitamento dell'ansia e ristrutturazione cognitiva.

"La maggiorparte dei pazienti che abbiamo seguito nella ricerca che avevano sospeso la somministrazione di farmaci antidepressivi mentre contemporaneamente intraprendevano una psicoterapia comportamentale - dice il dr.Brad Schmidt, docente di Psicologia presso la Ohio University e coautore dello studio - hanno mantenuto per un lungo periodo di tempo una condizione psichica sufficientemente adattata e libera da sintomi invalidanti..".
La ricerca, che è apparsa recentemente sulla rivista specializzata "Behaviour Research and Therapy", interessa una vasta area di popolazione soggetta a frequenti crisi di attacchi di panico. Si stima che negli Stati Uniti vi siano approssimativamente oltre dieci milioni di persone che soffrono di questo disturbo e la maggiorparte di essi viene trattata farmacologicamente con ansiolitici ed antidepressivi, solitamente con benzodiazepine; alcuni di questi farmaci tuttavia possono presentare diversi effetti collaterali ed incidere sulla sfera sessuale e del funzionamento cardiovascolare, per cui è importante affiancare cure alternative di tipo psicologico che possano attenuare la somministrazione dei farmaci contribuendo a stabilizzare le condizioni psicologiche e aumentando le capacità soggettive di risposta allo stress derivante dalla patologia ansiosa.
"I pazienti spesso sembrano rassegnati a dover prendere le medicine per tutta la vita per poter controllare i loro disturbi di panico - continua il dr.Schmidt - ma molti di essi rispondono molto bene alle terapie psicologiche e possono quindi progressivamente diminuire l'assunzione di farmaci".

I dati della ricerca mostrano infatti che circa l'80% dei pazienti seguiti per sei mesi con psicoterapia (CBT) dopo la sospensione del farmaco continuavano a presentare un quadro complessivo privo dei gravi sintomi tipici del disturbo di panico.

Trovato nel cervello il master dell'ansia

È il CRH, un ormone che dall'ipotalamo attiva il sistema dello stress e dall'amigdala scatena reazioni e comportamenti ansiosi. In sperimentazione farmaci che lo bloccano

di Francesco Bottaccioli (Scuola di medicina integrata www.simaiss.it)

Ansia e depressione sono in costante crescita in tutto il Pianeta. Secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nei prossimi quindici anni queste malattie balzeranno ai primi posti nella classifica delle patologie che maggiormente affliggono l'umanità.È evidente che le cause di questa crescita non vanno cercate nella genetica, bensì nell'attuale organizzazione della vita, dominata dalla competizione feroce tra gli individui e tra gli stati, che ormai ricorrono sempre più facilmente alla guerra. Ansia e depressione si nutrono di conflitti. Conoscere i meccanismi cerebrali che portano a questi disturbi è quindi molto importante sia per migliorare le terapie sia, soprattutto, per fondare scientificamente strategie di cambiamento delle condizioni che li generano.

Sono alcuni anni che sul banco degli imputati c'è il crh, ormone che rilascia la corticotropina (o acth) e che attiva la reazione di stress (vedi immagine). L'ormone viene prodotto da neuroni dell'ipotalamo,un insieme di nuclei cerebrali che governa molte funzioni: la fame, la sete, la temperatura corporea, l'asse dello stress e l'insieme degli ormoni.

Alcuni recenti studi confermano i sospetti, ma con una novità: non è il crh ipotalamico, ma è il crh prodotto dai neuroni del cosiddetto sistema limbico a scatenare l'ansia. Il sistema limbico raggruppa una vasta area profonda del nostro cervello, tradizionalmente legata all'affettività e alle emozioni. Le sue strutture fondamentali sono l'amigdala e l'ippocampo: la prima è la sede della reazione di paura e la seconda è la sede della lavorazione delle memorie; tra le due strutture c'è una stretta integrazione.


Un gruppo di scienziati dell'Istituto di psichiatria del celebre Max Planck di Monaco, in Germania, è riuscito nell'impresa di selezionare una variante di animale da esperimento che non presenta recettori per il crh nel sistema limbico, mentre li mantiene nell'ipotalamo. In questi animali, stando ai dati pubblicati su Nature Neuroscience, sono molto ridotte le risposte d'ansia ai classici test di scatenamento. Abbiamo quindi la prova che è il crh delle aree limbiche, amigdala in particolare, a scatenare l'ansia.

La scoperta si inserisce perfettamente nel quadro delle conoscenze attuali sul ruolo dell'amigdala, sede della reazione di paura: è noto, infatti, che la paura e l'ansia sono parenti stretti, si alimentano a vicenda, si intrecciano fino a confondersi. Al tempo stesso, conferma lo stretto rapporto tra amigdala e ippocampo: è noto che basta la memoria della paura a scatenare un attacco di panico. Sappiamo anche che uno dei segni più frequenti dei disturbi d'ansia, ma anche di quelli depressivi, è l'indebolimento della memoria: l'ippocampo, centrale di produzione dei ricordi, viene, infatti, danneggiato dal crh in eccesso.

Fino ad ora si pensava che fosse il cortisolo, prodotto in eccesso in corso di stress cronico, a distruggere i neuroni ippocampali. Adesso scopriamo il ruolo del crh. C'è contraddizione?

Non sembra. Intanto perché il crh viene prodotto dalle aree limbiche proprio in corso di stress, anzi possiamo dire che la reazione di stress ha origine proprio nell'amigdala, che fa due cose insieme: attiva circuiti nervosi che producono comportamenti ansiosi e sollecita l'attività dell'asse neuroendocrino dello stress con sovrapproduzione di crh da parte dell'ipotalamo e di cortisolo da parte delle surrenali. Poiché è assodato che l'eccesso di cortisolo causa un danno ippocampale, le nuove scoperte sul ruolo analogo del crh completano il quadro degli effetti nefasti dello stress sul cervello.

Infine, vanno segnalate le sperimentazioni su umani di farmaci che bloccano il crh. I primissimi dati incoraggiano i ricercatori, soprattutto perché i tanto temuti effetti collaterali sembrerebbero minori del previsto. Lo stesso gruppo tedesco di cui abbiamo parlato sopra, nel numero di dicembre del Journal of Psychiatric Research, presenta dati confortanti. Ma è intuibile che ci vorranno molti altri studi per garantire sicurezza a un farmaco che va a bloccare un segnale chiave per il cervello, come raccontiamo nell'articolo qui sotto.

Una lama a doppio taglio, anzi con molte facce.
Il ruolo del CRH nel cervello in sviluppo e nell'immunità

Lo sviluppo del cervello, a partire dal primo abbozzo fetale fino alla vita adulta, dimostra che i geni forniscono solo un piano di base su cui lavora l'ambiente per forgiare l'organo.

L'influenza degli stimoli ambientali, nella costruzione dei circuiti nervosi e dei loro collegamenti (sinapsi), interviene molto precocemente, già in utero. Anzi, si può dire che il cervello è fatto proprio per essere influenzato dall'ambiente. Il cambiamento, che risulta dall'interazione tra geni e ambiente, si traduce in connessioni che vengono sigillate da segnali chimici. Nell'ippocampo, la formazione delle memorie da cui dipende la nostra capacità di adattamento all'ambiente e quindi di sopravvivenza, si presenta sotto forma di stress e di segnali chimici eccitatori. Il crh, come segnale principe dello stress, interviene precocemente nella vita di ognuno di noi proprio per segnare circuiti e connessioni utile alla vita. La molecola, inoltre, instaura un dialogo stretto con i neuroni che producono noradrenalina e serotonina, al tempo stesso, influenza la produzione dei principali ormoni: tiroidei, sessuali, della crescita. Svolge quindi ruoli chiave. Non può mancare, né può essere in eccesso, come può avvenire per uno stress grave in gravidanza, oppure per un trauma nei primi anni di vita, oppure per uno stress cronico: il neurormone può segnare amigdala e ippocampo in senso eccitatorio condizionandone l'attività anche da adulto. Al contrario, diversi studi dimostrano che animali accarezzati da piccoli, che vivono in ambienti stimolanti, hanno un crh ipotalamico più contenuto e un aumento dei recettori per il cortisolo: presentano cioè una solida struttura di controllo dell'asse dello stress.

Ma la storia del crh non finisce qui. Viene prodotto anche dalle fibre nervose periferiche, per esempio nella pelle, e dalle cellule immunitarie. Prima di spegnere il segnale, sembra utile che ricerca e produzione ci riflettano a lungo (f.b.)

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. LA RIPRODUZIONE E' CONSENTITA SOLO CITANDO PER ESTESO LA FONTE (AUTORE E RIVISTA)

Riferimenti bibliografici

Muller M e al., Limbic corticotropin-releasing hormone receptor-1 mediates anxiety-related behavior and hormonal adaptation to stress, Nature Neuroscience 2003; 6: 1100-1107

Mayer E & Fanselow M., Dissecting the components of the central response to stress , Nature Neuroscience 2003; 6: 1011-1012

Per approfondire

Bottaccioli, F. Psiconeuroimmunologia , red edizioni, Como 1995 (IX ristampa 2003)

Bottaccioli, F., Mente inquieta, stress ansia e depressione , tecniche nuove, Milano 2000 (II ristampa 2002)

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. LA RIPRODUZIONE E' CONSENTITA SOLO CITANDO PER ESTESO LA FONTE (AUTORE E RIVISTA)

Medicina alternativa:

Fiori di Bach

Come funzionano

La floriterapia del Dr. Bach non è omeopatia, è pur vero che comunque i fiori vengono diluiti in modo simile a quella medicina ed in tal senso sembra individuabile il loro meccanismo di azione terapeutica.

Poiché le piante hanno un comportamento psicologico ben individuabile (qui sta la scoperta del famoso medico) a seconda del modo di crescere, del luogo, dei rapporti con le altre piante, eccetera, e in funzione del principio omeopatico "il simile cura il simile" ecco allora che i comportamenti personologici e psicologici negativi dell'essere umano possono trarre beneficio "trasformativo" appunto assumendo la o le piante che richiamano in positivo quei comportamenti. Ovviamente essendo qui in gioco "energie" non misurabili da un punto di vista scientifico occidentale, come per l' agopuntura , valgono i risultati clinici positivi riscontrati in ormai 50 anni di applicazione del metodo.

 

Bach ha lasciato una nutrita serie di fiori, adatti ai vari tipi di ansia e di panico da scegliere in modo appropriato a seconda del momento psicologico e dei sintomi che presenta il paziente. Nell'attacco di panico, ad esempio, spesso si ha iperventilazione, che può essere la responsabile della sensazione di vertigine e di svenimento che molti pazienti lamentano.

Se questo è il sintomo più preoccupante e angosciante, associamo Rock Rose (per la paura violenta), o Aspen (specifico per le paure ignote, tipiche del DAP), a Clematis (per lo svenimento e la perdita di coscienza). Nell'ansia causata da una paura reale, concreta, associamo Mimulus (per la paura dell'aereo, ad esempio) di nuovo a Rock Rose e a Cherry Plum (se si teme di perdere il controllo della situazione). In quest'ultimo caso, un possibile protocollo da seguire potrebbe consistere nel far assumere al paziente, qualche giorno prima del viaggio aereo, il preparato “ad hoc” nella posologia abituale, e a bordo Rescue Remedy al bisogno e fino a regressione dei sintomi, magari affiancando esercizi opportuni di respirazione che in genere danno buoni risultati nell'immediato. Se consideriamo questi disturbi ansiosi o ansioso-depressivi come una risposta dell'organismo a qualcosa di più profondo, allora conviene indagare sulla vita emotiva del paziente.
Questi sono soltanto pochi, piccoli esempi. Lo studio dei rimedi e la sensibilità (a volte sensitività) del medico o del terapeuta che si rapporta al malato, lo guideranno nella scelta del fiore più appropriato per ogni singolo paziente, ognuno dei quali presenta ansie differenti perché ognuno di noi è diverso e diverse sono le nostre storie.

Omeopatia

Tanti sono i rimedi omeopatici capaci di agire con efficacia sull'ansia. Tuttavia devono essere utilizzati dopo un'attenta valutazione medica poiché l'omeopatia cerca di "curare" l'intera persona piuttosto che i sintomi di una singola malattia.

Aconitum napollus è il rimedio per il "terrore" ansioso, dell'angoscia improvvisa caratterizzata dalla paura di morire, dell'agitazione che porta la persona a muoversi continuamente per tentare di "scaricare" la tensione, dell'ansia che compare anche a notte fonda.

Arsenicum album è efficace in chi è pieno di sensi di colpa e continua ad avere idee ossessive. Il rimedio è elettivo soprattutto per le persone ansiose con una personalità di fondo caratterizzata dall'essere scrupolosi, ordinati, "controllati" ma estremamente contrariabili, attenti ai particolari, a quelle persone alle quali "non sfugge nulla" che sia fuori posto.

Argentum nitricum , adatto alla cosiddetta ansia da fretta cioè a quella tensione incontenibile che pervade alcuni individui sempre timorosi di essere in ritardo. Queste sono persone che fanno tutto in fretta e che desiderano di avere già finito quello che stanno facendo.

Calcarea cargonica rimedio per chi ha paura di tutto e del fatto che gli altri si rendano conto del suo stato. Queste persone in genere nascondono la propria paura - ansia apparendo ciò che non sono cioè decisi, "duri" e tenaci.

Consultate sempre un terapeuta prima d'iniziare una qualsiasi cura !!!


...:::F.A.Q. Alcol:::...
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pablo Picasso Don Quixote

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettura consigliata:

Ansia e attacchi di panico
Nuova edizione economica, aggiornata ed arricchita di
"Che l'ansia voli via"
di Pietro Spagnulo e
Maurizio Falcone

Quaderni di autoaiuto è una collana che ha l'intento di fornire al lettore le chiavi fondamentali per comprendere e per affrontare alcuni problemi sociali e sanitari particolarmente importanti e diffusi.

Il libro è una guida pratica alle tecniche fondamentali e più aggiornate della Terapia Cognitivo Comportamentale e del Panic Control Treatment per l'ansia e gli attacchi di panico:

1. Il rilassamento muscolare progressivo (PMT)
2. La respirazione lenta controllata
3. La ristrutturazione cognitiva
4. Il Problem Solving per la gestione dello Stress
5. L'esposizione graduata situazionale
6. L'Interoceptive Exposure

Contiene inoltre i principi della terapia farmacologica e le risorse ed i contatti utili in Italia per i problemi di ansia.

"La semplicità con cui sono descritti l'origine dell'ansia, i meccanismi con cui essa emerge nella nostra vita e gli strumenti terapeutici che abbiamo a disposizione, ne fanno un'opera divulgativa chiara e autorevole"

Valentina Cultrera
Presidente LIDAP (Lega Italiana contro i Disturbi d'Ansia, agorafobia e attacchi di Panico)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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© 2004 Sergio Poggi